Accusa di adescamento di minorenni: quando una chat integra il reato

Quando l’accusa di adescamento nasce da una chat, la verifica non può fermarsi all’esistenza del contatto con un minorenne. L’articolo 609-undecies c.p. richiede una condotta diretta a carpire la fiducia attraverso artifici, lusinghe o minacce e uno specifico scopo, collegato ai reati indicati dalla disposizione. Questi passaggi devono essere individuati nella conversazione e attribuiti alla persona accusata.

La presenza di messaggi numerosi o di un rapporto protratto può avere rilievo probatorio, ma non sostituisce l’accertamento degli elementi richiesti. Per la difesa, il problema consiste nel ricostruire l’intera sequenza pertinente: come sia iniziata, quali atti vengano contestati e da quali circostanze l’accusa desuma la finalità. Il controllo deve rispettare la riservatezza del minorenne.

Dal semplice contatto alla condotta tipica

La norma riguarda l’adescamento di una persona di età inferiore a sedici anni. Definisce la condotta come qualsiasi atto volto a carpirne la fiducia attraverso le modalità indicate, anche mediante internet o altri mezzi di comunicazione. Non basta dunque la generica formula conversazione inappropriata: occorre descrivere il comportamento che viene ricondotto alla fattispecie.

La verifica deve distinguere il contenuto delle comunicazioni dalla qualificazione attribuita nell’informativa. L’accusa dovrebbe chiarire quali espressioni, richieste o condotte costituiscano artifici, lusinghe o minacce e perché siano dirette a carpire fiducia. Il giudizio non può essere sostituito dal solo fatto che una persona adulta abbia scritto a un minorenne.

Il testo parla di atti volti a carpire la fiducia. Non è quindi corretto introdurre, come requisito non previsto, la prova che sia stato raggiunto un determinato grado di fiducia misurabile. Rimane invece necessario accertare la direzione della condotta e le modalità concretamente contestate, senza presumerle dalla durata del rapporto.

Perché la conversazione va letta nella sequenza

Un messaggio può rispondere a una domanda, riprendere una comunicazione precedente oppure riferirsi a un contesto che non compare nell’estratto. Prima di attribuirgli un significato occorre individuare interlocutori, ordine dei passaggi e riferimenti. Il controllo della completezza riguarda i contenuti pertinenti, non un’esposizione indiscriminata della vita privata.

Le conversazioni avvenute su più canali devono essere collegate attraverso elementi verificabili. Non basta accostare frammenti perché hanno un tono simile o perché provengono da account ritenuti associati. Il fascicolo dovrebbe spiegare se si tratti dello stesso rapporto e come siano state ricostruite eventuali interruzioni o cambi di interlocutore.

Anche i messaggi che sembrano contrari alla ricostruzione accusatoria devono essere considerati nel loro significato effettivo. Una lettura favorevole proposta dalla difesa non diventa attendibile solo perché alternativa; deve confrontarsi con le risultanze. Il controllo rigoroso della sequenza serve a valutare entrambe le interpretazioni.

La finalità non coincide con il tono del dialogo

Il 609-undecies richiede lo scopo di commettere uno dei reati espressamente elencati. La lista comprende fattispecie relative allo sfruttamento e alla pornografia minorile e determinati reati sessuali. Occorre identificare quale reato sia prospettato come fine e quali elementi sostengano questa attribuzione.

La finalità tipica va distinta dalla semplice conoscenza dell’interlocutore, dal desiderio di intrattenere una conversazione e dal giudizio morale sul suo contenuto. Il linguaggio utilizzato, le richieste e le attività collegate possono contribuire alla prova, ma la motivazione deve chiarire il passaggio dagli elementi raccolti allo scopo richiesto dalla legge.

Non è necessario trasformare ogni verifica in un’ipotesi di incontro fisico. La norma richiama anche reati riguardanti materiale pornografico, e la condotta può essere posta in essere mediante reti. L’assenza di un appuntamento non consente quindi, da sola, di escludere l’adescamento; allo stesso modo, un appuntamento non esaurisce tutti i requisiti.

Identità dell’autore e rilevanza dell’età

L’account dal quale partono le comunicazioni deve essere collegato alla persona che le ha effettivamente compiute. Il nome del profilo è un elemento da valutare con disponibilità delle credenziali, apparecchi, accessi e altre risultanze. Non è una prova autosufficiente di ogni attività svolta nel periodo contestato.

L’età inferiore a sedici anni deve essere verificata con elementi pertinenti. La tutela delle persone minorenni richiede che questi accertamenti restino nelle sedi consentite, senza pubblicarne identità, immagini o informazioni personali. Le dichiarazioni rese nella chat e i dati accertati nel procedimento devono essere distinti.

L’articolo 609-sexies disciplina l’ignoranza dell’età anche per il 609-undecies: può essere invocata soltanto se inevitabile. La mera indicazione di un’età diversa in un profilo non determina automaticamente questa condizione. La difesa deve ricostruire ciò che era conoscibile nelle circostanze, senza attribuire alla persona minorenne la responsabilità della condotta contestata.

Reato più grave e circostanze contestate

Il 609-undecies contiene la clausola secondo cui opera se il fatto non costituisce un reato più grave. Quando gli atti vengono qualificati anche secondo un’altra fattispecie, occorre esaminare condotta e fase di realizzazione di quest’ultima. Non si risolve il rapporto fra reati contando i messaggi o applicando automaticamente più titoli.

La pena base è la reclusione da uno a tre anni. Sono previsti aumenti per le specifiche circostanze indicate dalla disposizione, tra cui il grave pregiudizio al minore derivante dalla reiterazione. La ripetizione delle comunicazioni non può sostituire la verifica del pregiudizio e del collegamento causale quando questa aggravante viene attribuita.

Il confronto difensivo sui messaggi acquisiti

La difesa può chiedere approfondimenti su provenienza, completezza e attribuzione delle conversazioni, valutando accertamenti tecnici e investigazioni nelle forme di legge. Non occorre riprendere i contatti con il minorenne o cercare di concordare versioni. I dati pertinenti vanno conservati integri, senza interventi che possano alterare il materiale.

Le garanzie dell’interrogatorio e le facoltà successive all’avviso ex articolo 415-bis c.p.p. consentono di affrontare i punti della contestazione sulla base degli atti conoscibili. Nel giudizio, contatto, condotta volta a carpire fiducia, scopo tipico e attribuzione personale restano questioni da provare oltre ogni ragionevole dubbio. Nessuna sintesi della chat può anticipare da sola questo esito.

Per il quadro generale della materia, il sito contiene anche la guida al reato di adescamento di minorenni.

Fonti normative

Art. 609undecies c.p. — testo vigente all’11 ottobre 2026; Art. 609sexies c.p. — testo vigente all’11 ottobre 2026; Art. 64 c.p.p. — testo vigente all’11 ottobre 2026; Art. 415bis c.p.p. — testo vigente all’11 ottobre 2026; Art. 533 c.p.p. — testo vigente all’11 ottobre 2026.

Il contenuto ha finalità informativa. La valutazione della singola posizione richiede l’esame degli atti e delle circostanze concrete.

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Avv. Davide Tutino · Studio Legale Tutino · Foro di Catania. Per informazioni sull’assistenza difensiva nei procedimenti penali: 095 9991325, 392 3838383 · davide@tutino.sicilia.it. Sede e informazioni professionali nella pagina dello Studio a Catania.

Revisione giuridica ed editoriale: 11 ottobre 2026.