All’inizio dell’anno 2017, diversi quotidiani nazionali e regionali diedero ampio risalto a una vicenda piuttosto allarmante verificatasi presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania. Tra le fonti giornalistiche che trattarono l’episodio figurano, in particolare, Il Messaggero (link), CataniaToday (link), Giornale di Sicilia (link), Live Sicilia (link), Il Fatto Quotidiano (link) e ancora CataniaToday, con un ulteriore contributo di approfondimento datato 16 febbraio 2017 (link).
I resoconti riportavano un’aggressione messa in atto da un gruppo di persone nei confronti di un medico in servizio, nella notte tra l’1 e il 2 gennaio 2017, a seguito di una discussione i cui contorni specifici vennero in seguito oggetto di accertamento da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania. Il medico, impegnato nel turno notturno presso il Pronto Soccorso, fu vittima di un’aggressione che venne ricostruita come una vera e propria spedizione punitiva, circostanza che generò notevole allarme nella comunità locale e tra gli operatori del settore sanitario.
Il gruppo, composto da sette soggetti, accedette con violenza nei locali ospedalieri, creando panico tra il personale in servizio. L’intervento delle forze dell’ordine, attivate successivamente, consentì di procedere a un arresto in flagranza e a diverse denunce a piede libero. L’eco dell’evento fu tale da sollecitare reazioni istituzionali e sindacali, accendendo il dibattito pubblico sulle condizioni di sicurezza del personale sanitario.
La Procura di Catania, nell’ambito dell’attività investigativa, non limitò la propria attenzione alla condotta del gruppo aggressore, ma rivolse lo sguardo anche all’operato delle due guardie giurate in servizio quella notte. Secondo quanto riportato da CataniaToday il 16 febbraio 2017 (link), il Procuratore Capo Carmelo Zuccaro rilasciò la seguente dichiarazione: “Riteniamo che queste persone non siano state all’altezza dei doveri del loro ufficio, perché non solo non hanno avvisato le forze dell’ordine, ma non hanno neanche chiuso le sbarre per evitare che gli aggressori fuggissero”.
In forza di tali dichiarazioni, le due guardie giurate vennero sottoposte a indagine per svariati reati tra cui l’aver cagionato, mediante omissione, lesioni al medico di turno. Una delle due guardie giurate, oggetto di contestazione penale, fu assistita dall’Avvocato Davide Tutino, che ne assunse la difesa in tutte le fasi del giudizio. Le udienze successive furono dedicate alla ricostruzione della dinamica, al ruolo delle guardie giurate e alle eventuali responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza del presidio ospedaliero.
L’attenzione mediatica, inizialmente elevatissima, andò via via scemando con l’andare del tempo, lasciando spazio a un procedimento tecnico e di complessa valutazione probatoria. La difesa dell’Avv. Davide Tutino si incentrava in modo particolare nell’evidenziare l’estraneità del proprio assistito, in quanto — a suo dire — lo stesso avrebbe allertato immediatamente la polizia e, trovandosi di turno all’esterno del nosocomio, precisamente con mansioni di addetto alla sbarra, non avrebbe potuto accorgersi di quanto stesse avvenendo all’interno.
La difesa dell’Avvocato Davide Tutino ha inoltre sollevato questioni relative alla genuinità dei filmati di videosorveglianza acquisiti dall’Autorità Giudiziaria.
Dopo un lungo iter dibattimentale e un procedimento durato oltre otto anni, caratterizzato da una mole particolarmente elevata di testimoni da escutere, da plurimi stralci processuali e da una complessa articolazione istruttoria, il Tribunale di Catania, Sezione Penale II, in data 10 aprile 2025, con Sentenza n. 2370/2025, su istanza dell’Avvocato Davide Tutino, ha dichiarato prescritto il reato contestato, concludendo così la vicenda giudiziaria relativa alla guardia giurata difesa. Va ricordato che, nel corso del giudizio, si era inoltre determinata la necessità di una riassegnazione del fascicolo, a seguito della quale il procedimento proseguì innanzi a un diverso giudice monocratico, che ha condotto l’istruttoria fino alla sua definizione.
La pronuncia di seguito riportata per estratto, che si fonda sul mero decorso del termine massimo previsto per l’azione penale e non entra nel merito della responsabilità, chiude definitivamente il procedimento.



















































































