Il Garante per la protezione dei dati personali ha emesso il provvedimento n. 111 del 23 marzo 2023, con cui ha ordinato a Google LLC la rimozione di pagine web che, tramite ricerca del nominativo di un soggetto interessato, riportavano notizie risalenti e lesive della reputazione dello stesso. Tale procedimento era stato avviato a seguito di un reclamo presentato dall’interessato, che lamentava la riconducibilità al proprio nominativo di URL collegati a una vicenda giudiziaria che lo aveva visto coinvolto con l’accusa di truffa e in merito alla quale era stato assolto nel 2015.
L’interessato aveva chiesto al Garante l’emissione di un ordine di rimozione che si estendesse anche a Paesi che potessero avere per lui qualche rilievo. In risposta alla richiesta, Google LLC aveva rilevato che due degli URL individuati dal reclamante erano collegati a pagine non visualizzabili attraverso ricerche condotte con il nominativo dell’interessato, mentre per gli altri non era venuto meno l’interesse del pubblico ad averne conoscenza.
Il Garante ha sottolineato che, nonostante il trattamento dei dati personali connesso all’utilizzo del motore di ricerca di Google sia direttamente gestito dalla società con sede negli Stati Uniti, nei confronti della stessa trova applicazione il principio di stabilimento, poiché la sua attività si estende alla dimensione europea. Pertanto, i trattamenti relativi sono soggetti alle disposizioni del Regolamento UE 2016/679, e il reclamo presentato dall’interessato rientra nella competenza del Garante italiano.
Il Garante ha poi ricordato i presupposti del riconoscimento del diritto all’oblio, il diritto, cioè, di non rimanere esposti senza limiti di tempo ad una rappresentazione non più attuale della propria persona. Nel caso specifico, l’interessato aveva sostenuto che la carenza di base giuridica del trattamento era legata a un preteso pubblico interesse derivante da un coinvolgimento in funzioni e incarichi di tipo politico. Tuttavia, il Garante ha osservato che non erano stati forniti elementi sufficienti ad una valutazione completa delle richieste, poiché non era stata comunicata informazione alcuna in merito all’asserita assoluzione dai reati ascritti e, in verità, il soggetto risultava processato per il reato di esercizio abusivo della professione e non, come dichiarato, di truffa.
Il Garante ha quindi ordinato a Google LLC la deindicizzazione delle pagine web in questione, tenendo conto dei criteri previsti dal Regolamento UE 2016/679 e dalle disposizioni della Corte di Giustizia dell’Unione europea sulla materia. Tale provvedimento conferma la tutela dei diritti dell’interessato anche in ambito digitale, salvaguardando il diritto all’oblio e il diritto alla protezione dei dati personali.
Fonti e approfondimenti:
2- Provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali 23 marzo 2023 [9883613]
In che cosa consiste il diritto all oblio?
Il diritto all’oblio è un diritto individuale che consente ad una persona di richiedere la rimozione o la cancellazione di informazioni personali che sono obsolete, inesatte, inadeguate o non più rilevanti dalla ricerca online e da altri mezzi di comunicazione. In altre parole, il diritto all’oblio garantisce ad un individuo il controllo delle informazioni personali che vengono condivise e pubblicate online. L’obiettivo principale del diritto all’oblio è quello di proteggere la privacy e la dignità delle persone, consentendo loro di avere il controllo sulle informazioni che riguardano la loro vita privata e di rimuovere i contenuti che non sono più rilevanti o che potrebbero danneggiare la loro reputazione. Tuttavia, questo diritto non è assoluto e deve essere bilanciato con altri diritti come la libertà di espressione e il diritto del pubblico ad accedere alle informazioni.
Chi ha diritto all oblio?
In generale, il diritto all’oblio può essere richiesto da qualsiasi persona fisica o giuridica che abbia una ragione legittima per farlo. Ad esempio, una persona potrebbe richiedere il diritto all’oblio se è stata diffamata o se le informazioni personali pubblicate su di lei sono obsolete o non pertinenti.
Tuttavia, la richiesta del diritto all’oblio deve essere equilibrata con altri diritti fondamentali, come la libertà di espressione e di informazione. Ciò significa che ogni caso deve essere valutato individualmente per determinare se la richiesta di rimuovere o nascondere informazioni specifiche sia giustificata e non violi i diritti degli altri.
Quando può essere applicato il diritto all oblio?
Il diritto all’oblio può essere applicato in diverse circostanze, ad esempio quando:
i dati personali sono stati raccolti o trattati illegalmente;
i dati personali sono stati resi pubblici senza il consenso dell’interessato;
i dati personali non sono più necessari per gli scopi per cui sono stati raccolti o trattati;
l’interessato ha ritirato il consenso al trattamento dei dati personali;
l’interessato si è opposto al trattamento dei dati personali e non ci sono motivi legittimi prevalenti per il trattamento;
i dati personali sono inesatti o incompleti e l’interessato richiede la rettifica o l’integrazione;
i dati personali devono essere cancellati per adempiere un obbligo legale;
i dati personali sono stati raccolti in relazione all’offerta di servizi della società dell’informazione ai sensi dell’articolo 8, paragrafo 1, del Regolamento UE 2016/679.
Tuttavia, è importante sottolineare che il diritto all’oblio non è un diritto assoluto e deve essere bilanciato con altri diritti fondamentali, come il diritto alla libertà di espressione, il diritto all’informazione e il diritto alla tutela della salute pubblica e della sicurezza.
Quanto dura il diritto all oblio?
Il diritto all’oblio non ha una durata predefinita. Dipende dalle circostanze specifiche di ogni caso e dalla normativa nazionale applicabile. In genere, il diritto all’oblio permane finché la persona interessata lo richiede e finché ci sono motivi validi per mantenere i dati personali protetti dal diritto all’oblio. Ad esempio, se un’informazione rilevante ai fini pubblici è contenuta in un articolo di giornale, il diritto all’oblio potrebbe non essere applicabile se l’interesse pubblico a mantenere tale informazione supera l’interesse individuale alla protezione dei dati personali.
Quali diritti offre il GDPR oblio?
Il GDPR offre il diritto all’oblio ai cittadini dell’Unione Europea. Questo diritto consente alle persone di richiedere la rimozione dei propri dati personali da internet se tali dati sono obsoleti, non più rilevanti, imprecisi o stati trattati in modo non conforme alla normativa sulla protezione dei dati.
Inoltre, il GDPR richiede alle organizzazioni di notificare le persone quando i loro dati personali vengono raccolti e di ottenere il loro consenso esplicito prima di elaborarli. Le organizzazioni devono anche garantire che i dati personali siano mantenuti accurati e aggiornati e che siano protetti da accessi non autorizzati o da violazioni della sicurezza.
Qual è il principale ostacolo all’esercizio del diritto all oblio?
Il principale ostacolo all’esercizio del diritto all’oblio è il conflitto tra la tutela della privacy dell’individuo e il diritto alla libertà di espressione e di informazione. Il diritto all’oblio può limitare la disponibilità di informazioni di interesse pubblico e il diritto di cronaca, e può quindi essere visto come una forma di censura.
Inoltre, in alcuni casi, il diritto all’oblio può entrare in conflitto con altri interessi legittimi, come ad esempio l’interesse commerciale di un’azienda a mantenere pubblici i dati di un individuo per fini di marketing. In questi casi, è necessario trovare un equilibrio tra i vari interessi coinvolti e valutare attentamente le conseguenze delle decisioni prese.
Quando il diritto all oblio prevale sul diritto di cronaca?
Il diritto all’oblio e il diritto di cronaca sono entrambi importanti, ma possono entrare in conflitto in alcune circostanze. In generale, il diritto di cronaca, che è strettamente collegato alla libertà di stampa e di espressione, ha la precedenza sul diritto all’oblio, che è un diritto individuale.
Tuttavia, ci sono alcune situazioni in cui il diritto all’oblio prevale sul diritto di cronaca. Ad esempio, se l’informazione storica che si desidera cancellare è ormai irrilevante o se riguarda un reato commesso da una persona che è stata assolta o che ha scontato la sua pena, il diritto all’oblio potrebbe avere la precedenza sul diritto di cronaca.
In ogni caso, la decisione finale dipende dalle circostanze specifiche del caso e dalle leggi applicabili nel paese in cui si è verificato il conflitto.
Come richiedere la cancellazione dei propri dati personali?
Ti suggerisco di cercare uno studio legale affidabile nella tua zona e di contattarlo per ulteriori informazioni sulla cancellazione dei dati personali. Assicurati di scegliere uno studio legale che abbia esperienza specifica in materia di protezione dei dati personali e di rispettare le normative locali applicabili.
Per richiedere la cancellazione dei propri dati personali, è possibile seguire questi passaggi:
Individuare il responsabile del trattamento dei dati personali. Questa informazione dovrebbe essere disponibile nell’informativa sulla privacy dell’organizzazione che detiene i dati.
Verificare se si dispone di un account sul sito web o sulla piattaforma dell’organizzazione. In caso affermativo, accedere all’account.
Trovare l’opzione per cancellare i propri dati o inviare una richiesta di cancellazione. In alcuni casi, è possibile cancellare i dati personali direttamente dall’account dell’utente. In altri casi, è necessario inviare una richiesta di cancellazione all’organizzazione.
Inviare una richiesta di cancellazione dei dati personali all’organizzazione che detiene i dati. La richiesta può essere inviata tramite posta elettronica o tramite una lettera cartacea. È necessario specificare quali dati personali si desidera cancellare e motivare la richiesta.
Attendere una risposta dall’organizzazione. In base al GDPR, l’organizzazione ha un mese di tempo per rispondere alla richiesta di cancellazione dei dati personali. Se la richiesta viene accettata, i dati personali saranno cancellati. Se la richiesta viene rifiutata, l’organizzazione dovrà motivare la sua decisione. In caso di mancata risposta o di risposta insoddisfacente, è possibile presentare un reclamo all’autorità di controllo competente.

















































































