Articolo 385 – Evasione
L’evasione è un reato previsto e punito dal nostro ordinamento giuridico, specificamente disciplinato dall’articolo 385 del Codice Penale. Questa disposizione mira a sanzionare chiunque, essendo legalmente arrestato o detenuto per un reato, evade dalla custodia. La dottrina giuridica sottolinea l’importanza di questa disposizione, poiché mira a garantire l’efficacia delle misure restrittive e a prevenire la fuga di chi è sottoposto a procedimenti giuridici.
Esempi di condotte per il reato di cui all’articolo 385 – Evasione
- Un detenuto che scavalca il muro di una prigione per fuggire.
- Un individuo in arresti domiciliari che lascia la propria abitazione senza autorizzazione.
- Un detenuto che aggredisce una guardia carceraria per evadere.
Quanto durano le indagini per il reato di cui all’articolo 385 – Evasione
Il legislatore, con la recente riforma c.d. Cartabia, ha fissato i termini di durata delle indagini in 1 anno, che decorrono dalla annotazione nel registro del reato. Il termine è di 1 anno e 6 mesi per ipotesi delittuose di particolari gravità. Il termine è di 6 mesi, per le contravvenzioni. Trascorsi questi termini, al P.M. è riconosciuto un ulteriore lasso di tempo (il c.d. termine di riflessione) per ponderare la propria decisione. Prima della scadenza del termine, il PM, quando le indagini si rivelino “complesse”, può fare richiesta di proroga al GIP indicandone i motivi. Tale richiesta deve essere notificata dal GIP ai potenziali contro-interessati (indagato – persona offesa), i quali possono controdedurre presentando memorie. La notifica non è necessaria quando si tratta di gravi reati specificamente previsti dal codice. Se il GIP non è convinto dell’accoglibilità della richiesta del PM, instaura un pieno contraddittorio convocando gli interessati in un’apposita udienza in camera di consiglio. In questa udienza deciderà :
- per la concessione della proroga, autorizzando il prosieguo delle indagini
- il diniego della proroga, imponendo al PM di richiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale.
È possibile una sola proroga delle indagini per un tempo non superiore a sei mesi. Se l’attività investigativa è proseguita oltre il termine massimo, gli atti sono inutilizzabili. Ai sensi dell’art. 407-bis c.p.p., il P.M. se non vuole chiede l’archiviazione, da inizio all’azione penale: con richiesta di rinvio a giudizio o formulando l’imputazione nei casi di richiesta di patteggiamento, giudizio direttissimo, giudizio immediato, decreto penale e messa alla prova.
Cosa significa essere indagato per il reato di cui all’articolo 385 – Evasione
Essere indagato per evasione significa essere sospettati di aver eluso una misura restrittiva, come l’arresto o la detenzione, per sottrarsi alla giustizia. L’indagato, in questa fase, non è ancora formalmente accusato, ma è oggetto di indagini preliminari volte a verificare la fondatezza dei sospetti. Se si è indagati per questo reato, si deve rispondere dinnanzi all’Autorità Giudiziaria. La difesa è obbligatoria, e la nomina di un difensore è obbligatoria.
Pena prevista per il reato di cui all’articolo 385 – Evasione
La pena prevista per chi commette il reato di evasione varia a seconda delle circostanze: è prevista la reclusione da uno a tre anni per l’evasione semplice; da due a cinque anni se commessa con violenza, minaccia o effrazione; e da tre a sei anni se commessa con armi o da più persone riunite.
Note procedurali per il reato di cui all’articolo 385 – Evasione
Le note procedurali sono disposizioni che regolano le procedure da seguire in caso di indagini e procedimenti giudiziari relativi al reato in questione. Per il reato di evasione, le note procedurali sono le seguenti:
- Arresto: facoltativo anche fuori dei casi di flagranza.
- Fermo di indiziato di delitto: non consentito.
- Misure cautelari personali: consentite le misure coercitive; in alcuni casi sono consentite anche le misure interdittive.
- Autorità giudiziaria competente: Tribunale monocratico.
- Procedibilità: d’ufficio.
Avvocato Penalista Catania – Evasione
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